Il copione in psicologia

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di Sonia Grammatica

Psicologo Psicoterapeuta Analista Transazionale

Perché nella vita si ripetono schemi di comportamenti, pensieri ed emozioni

L’Analisi Transazionale è una teoria psicologica fondata intorno agli anni ’60 da Eric Berne, utilizzata prevalentemente in ambito clinico è anche una teoria della comunicazione, pertanto è impiegata nelle aziende, per la formazione, nelle scuole etc. Qui mi interessa il modello di salute dell’AT, in quanto teoria della personalità normale e patologica. In particolare mi soffermo sul concetto di copione, attraverso il quale l’AT ci consente di capire come schemi di vita attuali, fatti di comportamenti, pensieri ed emozioni sono originati nell’infanzia e si riproducono nella vita adulta riproponendo strategie infantili inefficaci, inadeguate se non addirittura dannose.

Secondo Berne lo sviluppo della personalità si basa su schemi di vita elaborati nell’infanzia, appunto i copioni, in base all’interpretazione del bambino circa le risposte genitoriali ai suoi bisogni e alle pressioni ambientali.

Il copione si mantiene nel corso della vita a livello inconscio, viene riproposto nelle transazioni con gli altri e può limitare le capacità relazionali degli individui. Anche se ci sono copioni vincenti, di fatto il copione presuppone la mancanza di una scelta autonoma e responsabile nel prendersi cura di sé e decidere cosa è meglio per sé stessi in base ad una analisi del qui ed ora. Quindi il copione confina la persona a riproporre continuamente modelli e strategie di comportamento che gli garantiscono di ottenere la soddisfazione dei propri bisogni. Le esperienze, negative e positive, che il bambino fa lo informano sul valore di se stesso e degli altri, di conseguenza egli prende delle posizioni esistenziali riguardo a se stesso e agli altri che cristallizzano e rinforzano le scelte (modello decisionale) atte a mantenere il proprio copione. Nonostante la negatività di alcune convinzioni, che possono anche sfociare nella patologia, la persona continuerà a essere nel mondo, e lo farà prendendo delle decisioni operative che medieranno tra questa negatività e il progetto positivo di vita, che è la spinta naturale dell’uomo verso l’autorealizzazione.

Per citare le parole di Berne, il copione “è un programma in corso, sviluppato sin dalla prima infanzia sotto l’influenza genitoriale, che dirige il comportamento dell’individuo negli aspetti più importanti della sua vita[1] (1993, p 124); esso viene dunque elaborato da piccoli ed è una risposta difensiva a traumi e frustrazioni da parte delle figure genitoriali (o anche figure di riferimento) e dell’ambiente esterno. Sta ad indicare la tendenza della persona a seguire la traccia che è stata predisposta difensivamente nel passato dalla persona stessa; come ad esempio assumere ruoli sociali e/o psicologici che la persona manifesta nel tentativo di soddisfare i suoi bisogni legati alle esigenze del copione stesso.

Berne definisce ulteriormente tale costrutto e afferma che il copione è un piano di vita inconscio, che ha le sue basi su una o più decisioni prese durante l’infanzia, rinforzata dalle figure genitoriali, giustificata dagli avvenimenti successivi e che ha il suo acme in una scelta decisiva. La stesura di questo piano segue dunque una evoluzione, con un inizio, una fase intermedia e una finale. La teoria dell’AT dice anche che a quattro anni circa, sono decise le componenti essenziali della trama di questo dramma, a sette sono completati i dettagli principali, nel periodo preadolescenziale si aggiustano dei particolari o dei dettagli, mentre in adolescenza il copione viene aggiornato tenendo conto della realtà del momento.

In questo dramma transferale sono comprese le modalità relazionali acquisite nella prima infanzia. Prodotto complesso dell’adattamento, il copione guida la scelta delle persone nelle relazioni; ognuno sceglie proprio le persone più adatte a sostenere quei ruoli (di madre, padre etc.) che sono così familiari e che garantiscono la ripetizione dell’esperienza originale e i vantaggi esistenziali ad essa connessi (Berne, 1961).

Risulta chiara la similitudine con il copione teatrale. Copione significa anche iterazione, difatti esso consente, e impone allo stesso tempo, all’attore, di ripetere la parte in modo sostanzialmente inalterato per un numero considerevole di volte. In modo simile ciò che Berne definisce copione comporta una esistenza non spontanea, non autonoma e ripetitiva; “come se la persona che agisce secondo il copione non vivesse la sua vita, non fosse se stessa, ma portasse a compimento il dramma che è stato scritto per lei e che lei, in qualche modo, ha accettato” (Cavallero, 1981, p. 91). La persona desume dal copione informazioni utili per capire ‘chi è, che cosa vuole diventare e come si concluderà la sua vita’, in sostanza ne trae una immagine di sé e delle sue relazioni con il mondo.

È chiara la natura inconscia del copione, ma secondo Berne anche se il copione è un programma di vita inconscio, può venire alla luce in gruppi di terapia molto avanzati, dove si scopre “che il paziente in realtà sta trascorrendo tutta la propria vita in un modo predeterminato, basato sulle decisioni prese nella prima infanzia, quando egli era di gran lunga molto piccolo per assumersi impegni così onerosi” (Berne, 1966, p. 175). Più avanti l’A. afferma anche che “quasi tutta l’attività umana è programmata da un copione continuo che risale alla prima infanzia, cosicché la sensazione di autonomia è quasi sempre un’illusione – illusione che è la più grande afflizione della razza umana perché rende la consapevolezza, l’onestà, la creatività e l’intimità possibili solo per poche persone fortunate” (ivi, p. 239). In sostanza, il copione è visto come un programma di vita inconscio, la cui inconsapevolezza è giustificata dal desiderio di perpetuare la dipendenza infantile (Ferro, 1991).

Fin dall’inizio della vita al bambino viene insegnato cosa fare, vedere, toccare, gli viene anche insegnato ad essere un vincitore o un perdente e quindi come la sua vita andrà a finire; queste ‘istruzioni’ sono programmate nella sua mente come se fossero schede perforate inserite in un computer. L’autonomia o l’indipendenza della persona si traduce nella libertà di scegliere certe schede piuttosto che altre, ma comunque i fori saranno sempre quelli fatti all’inizio; “in ogni caso, ogni individuo finisce docilmente coll’avere all’età di cinque o sei anni uno script o un programma di vita in gran parte dettato dai suoi genitori” (Berne, 1970, pp. 147-148). Si deduce che il copione si sviluppa nell’infanzia perché il bambino per sopravvivere ha bisogno di dare significato alla sua esperienza; egli acquisisce, attraverso l’influenza genitoriale (i modelli) un programma che è sempre inconscio. Le decisioni prese nell’infanzia che formano il copione sono confermate da una programmazione parentale che viene continuamente consolidata; “l’uomo nasce libero, ma una delle prime cose che impara è fare quanto gli viene detto, e passa il resto della sua vita facendolo. Così viene asservito innanzitutto dai suoi genitori. Egli segue le loro istruzioni per sempre, riservandosi solo in certi casi il diritto di scegliere i propri metodi e consolandosi con un’illusione di autonomia” (ivi, p. 182). Più avanti Berne dirà che l’uomo, per potersi liberare dalla programmazione genitoriale, deve fermarsi a pensare, ma ciò avviene solo quando avrà rinunciato all’illusione dell’autonomia, cioè quando sarà consapevole che il suo agire non è libero ma, piuttosto, è sotto l’influenza di un ‘destino antico di generazioni’.

È importante sottolineare che il bambino prende le sue decisione in base alla sua percezione di ciò che accade intorno a lui ed è connessa al suo modo di sentire le cose e all’esame di realtà di cui è capace in quel momento (ciò che percepisce dai messaggi dei genitori e dal mondo esterno è diverso da ciò che percepisce un adulto nella stessa situazione: ad es. se il bambino ha un soprassalto per un rumore improvviso, può pensare che stia arrivando qualcuno a fargli del male, proprio mentre nello stesso momento i genitori si stanno compiacendo per la tranquillità che circonda il proprio figlio).

Il carattere decisionale del copione sta nel fatto che è il bambino che decide quale sarà il suo piano di vita prendendo quella e non un altra specifica decisione; ciò è di fondamentale importanza in quanto rende conto del perché figli cresciuti nello stesso ambiente dagli stessi genitori possono decidere piani di vita diversi e avere diversi copioni.

Per riassumere, le prime decisioni, che come abbiamo visto vengono prese molto presto, derivano da emozioni e vengono prese prima ancora che il bambino abbia la capacità di parola. Le decisioni sono rinforzate dai messaggi verbali e non verbali dei genitori; i messaggi di copione andranno così a costituire la struttura di riferimento alla quale il bambino ricorre per prendere e riconfermare le decisioni di copione principali e sulla base dei quali formano delle conclusioni su se stessi, gli altri e il mondo. Per tale motivo le figure di riferimento hanno un enorme potere e una influenza decisiva sulle decisioni di copione che il bambino prenderà (si pensi ad un figlio che cresce con un genitore che gli dice, in modo diretto e/o indiretto, che è stupido o incapace!! alla fine si convincerà di esserlo e gli eventi futuri saranno filtrati e ricondotti a quelle considerazioni e poi confermate dalle esperienze successive). Se un genitore tiene in braccio il proprio figlio in modo tenero e caldo, facendo si che il piccolo segua la forma del suo corpo, egli percepirà un messaggio di amore incondizionato ‘ti accetto e ti amo’; ma se lo tiene in braccio con il suo corpo teso e rigido, magari un po’ discostato dal suo, il bambino può desumere un messaggio del tipo ‘non ti voglio vicino a me’ e magari lo stesso genitore può non essere consapevole delle tensioni che lo spingono a mantenere il figlio a distanza.

I fatti che accadono in seguito saranno interpretati alla luce di queste considerazioni, quindi ogni persona interpreterà, affronterà e gestirà gli eventi della vita, pur variando nelle specifiche situazioni, in maniera simile; basandosi sulle convinzioni infantili, in modo tale che la persona tenderà poi a giustificare le decisioni del copione che ha scelto.

Per fare un altro esempio, un figlio legge al padre un brano di un nuovo libro di scuola, incespica su una parola che non aveva mai incontrato e il padre gli dice che ha ‘letto male’ (messaggio verbale). A questo punto i segnali non verbali saranno decisivi per l’attribuzione di significato da parte del bambino e le possibili decisioni di copione che di conseguenza dedurrà: se la voce del padre è forte e dura, la fronte aggrottata e magari gli fa cadere il libro dalle mani, per il bambino può significare ‘togliti dai piedi, vorrei che tu non esistessi’; se la voce del padre è monotona e non distoglie lo sguardo da ciò che sta facendo, il bambino può interpretare questo messaggio come ‘tu per me non sei importante’; oppure se il padre accompagna le parole con una risata, il figlio può anch’esso ridere e desumere un messaggio del tipo ‘per fare piacere a me devi comportarti da stupido’. Oppure con tono normale, avvicinandosi al figlio e indicandogli la parola potrebbe invitarlo a ripeterla con calma, quindi il bambino desume un messaggio del tipo ‘è ok che tu pensi’.

Ma qual è la ragione per cui si è portati ad accettare il copione? Perché per ogni bambino il bisogno primario è la sicurezza; per poter crescere e sviluppare ha bisogno di un ambiente protettivo, sicuro e dunque conosciuto, familiare. Qualsiasi messaggio, anche se violento o umiliante, è sempre meglio di un non messaggio, che equivarrebbe a una non considerazione, a un annullamento del senso di esistere.

Le decisioni prese in tenera età e che poi formeranno la struttura dei copioni, sono il miglior modo possibile per sopravvivere e per trovare soddisfazione ai propri bisogni.

Per tali motivi, il copione assume dunque un carattere protettivo, rassicurante e le persone anche da adulte, ne seguono le direttive, in modo quasi automatico, anziché condurre la propria vita in modo autonomo e consapevole.

Non mi soffermo sui tipi di copione identificati da Berne (argomento di una articolo successivo), sottolineo il carattere di ripetitività che esso comporta, che si rivela e si realizza da adulti, quando si attuano comportamenti al di fuori della consapevolezza che vanno nella direzione del tornaconto del copione scelto. Il tornaconto in Analisi Transazionale, rappresenta la sentenza di vita: rimarrai solo, sarai un dissoluto, sarai infelice, morirai, impazzirai etc., attraverso la quale i genitori dicono al bambino come portare a compimento la sua vita. È possibile che queste conclusioni permangano per tutta la vita oppure possono essere cambiate, come è anche possibile portare alla luce il copione e cambiare la propria vita.

L’AT accompagna la persona nel cammino verso l’autonomia, che riguarda sia la consapevolezza delle decisioni relative alle posizioni prese durante l’infanzia, dei modi in cui la persona si relaziona a se stesso e agli altri e dei giochi  che utilizza, ma soprattutto è orientata al cambiamento di queste antiche decisioni.

 

 

 

Bibliografia

Berne, E. (1961). Analisi Transazionale e psicoterapia. Roma: Astrolabio, 1971.

Berne, E. (1964). A che gioco giochiamo. Milano: Bompiani, 1967.

Berne E. (1966). Principi di terapia di gruppo. Roma: Astrolabio, 1971.

Berne, E. (1970). Fare l’amore. Milano: Bompiani, 1986.

Berne, E. (1993). Cosa dici dopo aver detto ciao? I capitolo inediti di “What do you say after you say Hello?” Milano: Archeopsiche.

Cavallero, G. C. (1988). Comunicazione al 3° conv. di AT.

Ferro, M. (1991). Il concetto di copione: revisione critica e relativi sviluppi. Atti del Congresso Nazionale di analisi Transazionale 1991. Venezia, 12-14 aprile, 109-122. Roma: SIAT.

Steiner, C. (1974/1990). Copioni di vita. Milano: La Vita Felice.

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[1] Berne specifica ogni termine di questa definizione di copione, in corso: si muove continuamente in avanti e implica quindi irreversibilità, una strada a senso unico; programma: piano, schema d’azione, progetto da perseguire; influenza genitoriale: transazioni reali con i genitori, ciò significa che l’influenza è stata esercitata in modo specifico ed è osservabile in uno specifico momento; dirige: la persona deve seguire le direttive, ma gode di libera scelta in questioni dove la direttiva non viene applicata; aspetti importanti: il matrimonio, la crescita dei figli, il divorzio e il tipo di morte (1993, pp. 124-125).


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