PRENDERSI CURA DEI GENITORI ANZIANI: LE “FAMIGLIE SANDWICH”

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L’argomento qui trattato si inserisce nella cornice del ciclo di vita familiare quando i genitori sono ormai anziani e i figli sono adulti e, spesso, con una propria famiglia composta anche da adolescenti o figli piccoli.

I progressi della medicina e il benessere socioeconomico hanno consentito negli ultimi decenni un allungamento della vita come non è mai accaduto in passato. Questo significa che si può vivere più a lungo, ma anche che le malattie spesso diventano croniche e, quindi, necessitano di una cura e di un’assistenza a lungo termine. Proprio per questo cambiamento, sicuramente importante, le famiglie si trovano ad affrontare responsabilità e riorganizzazioni interne per meglio gestire le nuove esigenze a cui sono chiamate.
Capita, pertanto, di dover assistere un genitore anziano e, allo stesso tempo, di accudire un figlio piccolo o adolescente, cioè queste fasi di vita così diverse e così delicate possono incrociarsi e ricadere sul figlio adulto/genitore, che si pone così in una posizione mediana non sempre facilmente sostenibile e che richiede un’enorme dose di energia per assolvere a ogni compito evolutivo. In sostanza figli adulti che diventano “genitori” dei propri genitori. 

Gli anziani non più autosufficienti necessitano di cure mediche e assistenziali e richiedono tempo e dedizione da parte di chi è nel pieno della vita attiva, coinvolgendo ogni famiglia in una relazione complessa e incerta per la sua durata.

Anche se la vecchiaia non è un evento improvviso, essa rischia di divenire un problema familiare imprevisto, poiché la non autosufficienza degli anziani obbliga velocemente tutta la famiglia, e in particolare colui o colei che se ne prenderà più cura, a occuparsi contemporaneamente dei bisogni degli anziani, dei figli piccoli e del coniuge, a lavorare sempre con lo stesso rendimento, a parlare con i medici, a occuparsi delle pratiche burocratiche per le cure, a restare in equilibrio su un’altalena in costante movimento. Con la buona pace per la vita sociale, gli amici, gli hobby e spesso anche delle vacanze.

E’ facile allora comprendere che in questa fase oltre che una riorganizzazione dello stile di vita, della gestione delle mansioni quotidiane, degli impegni pratici, sia necessaria una riorganizzazione mentale, ovvero il bisogno di una flessibilità psicologica e di comprensione dell’altro non solo in chi si occupa dell’anziano ma in tutti i componenti della famiglia.

Certamente le relazioni familiari sono chiamate a un cambiamento. E certamente la relazione tra un genitore anziano e il figlio adulto inverte il suo più tradizionale significato di accudimento: ora è il figlio a prendersi cura del genitore.

Il bisogno di aiuto dell’anziano lo rende dipendente fisicamente ma egli è ancora bisognoso della sua autonomia e della sua identità di adulto, e non è sempre facile accettare la vecchiaia e la dipendenza da un figlio. Il figlio a sua volta, dovrà prendere decisioni sulla salute e sull’assistenza del genitore e accettare di farsene carico, anche della sua sofferenza.

E’ una fase di vita di cui è difficile prevedere la durata e dove il tema del bisogno appare centrale su ogni fronte: il bisogno di assistenza dell’anziano, il bisogno dei figli piccoli di essere seguiti nella loro crescita, il bisogno della coppia di essere tutelata e il bisogno del “figlio sandwich” di prendersi cura di sé.

Esiste poi il bisogno dell’affettività di ogni persona, il bisogno di sentirsi amati e sostenuti, e il desiderio di mantenere questa idea sempre, anche quando le condizioni sono diverse.

Veder soffrire un genitore è doloroso per ogni figlio, per il senso di impotenza di fronte all’inevitabile processo dell’invecchiamento e della malattia e, anche, per la rinuncia a quell’idea di accudimento e sostegno di cui ogni figlio ha bisogno, anche se adulto. La ristrutturazione dei legami familiari dovrebbe poter tenere conto che l’anziano è una risorsa e seppur privo della sua autonomia può essere ancora in grado di consigliare, sostenere un figlio, un nipote, di partecipare alla sua crescita e agli eventi familiari in generale. Questa inclusione lo farebbe sentire più utile e, probabilmente, consentirebbe al figlio adulto (e al resto dei familiari) di non restare incastrato solo in un ruolo di organizzatore ma di poter godere, senz’altro in modo diverso, dell’aiuto e dell’attenzione del genitore anziano. Il senso del dovere di un figlio verso il genitore malato sarebbe così integrato da un’affettività sincera e manifesta che non implica la trascuratezza di altri legami come quelli dei figli o del coniuge, ma anzi quest’ultimi potrebbero essere loro stessi una risorsa condividendone in modi diversi la cura e le preoccupazioni.

Tuttavia il rischio di solitudine, di isolamento, di sovraffaticamento è alto e frequente, allora se le risorse familiari non sono più sufficienti è necessario chiedere aiuto: ad altri familiari, ad associazioni, al volontariato a chiunque sia in grado di alleggerire un carico troppo pesante, e viversi questa condivisione senza il doloroso senso di colpa dell’abbandono ma con la consapevolezza che prendersi cura di una persona cara richiede amore, tempo e tante energie senza le quali anche l’amore stesso ne risentirebbe.


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