
L’8 marzo non è una ricorrenza da celebrare una volta l’anno, ma un invito costante a guardare con lucidità e responsabilità ciò che ancora attraversa la vita di troppe donne: la violenza, nelle sue forme visibili e in quelle più sottili. Parlare di violenza sessuale significa dare spazio alle storie delle vittime, comprendere le dinamiche psicologiche che la rendono possibile e riconoscere la complessità dei contesti in cui nasce.
In questa breve serie di articoli tratti dal lavoro di ricerca della dott.ssa Alessandra Cetroni, Psicologa- indirizzo in Psicologia Giuridica-, proviamo a farlo da tre prospettive diverse ma complementari: la visione giuridica, il lato della vittima, il profilo ed il contesto dell’autore del reato.
Perché solo uno sguardo completo permette di costruire consapevolezza, prevenzione e cambiamento.
di Alessandra Cetroni, Psicologa giuridica
Parlare di violenza sessuale significa confrontarsi con un concetto che, nel corso del tempo, ha subito trasformazioni profonde. Non è solo una questione giuridica: è un cambiamento culturale, sociale e simbolico che racconta come una società guarda al corpo, alla libertà e alla dignità delle persone.
L’attuale definizione di violenza sessuale nel diritto italiano è il risultato di un lungo percorso che ha portato a spostare l’attenzione dalla moralità pubblica alla tutela dell’autodeterminazione individuale.
Per decenni, infatti, i reati sessuali non erano considerati offese alla persona, ma alla “moralità pubblica e al buon costume”. Il Codice Rocco del 1930 rifletteva una visione patriarcale e collettiva del danno: ciò che veniva protetto non era la libertà della vittima, ma l’ordine sociale e la decenza. La persona offesa era quasi un elemento accessorio, più oggetto che soggetto di diritti.
La svolta arriva nel 1996, con una riforma che segna un cambio di paradigma: la violenza sessuale diventa finalmente un delitto contro la libertà personale. Al centro non c’è più la morale, ma la capacità di ciascuno di decidere del proprio corpo e della propria sessualità. È un passaggio che allinea l’Italia agli standard internazionali sui diritti umani e che riconosce la sessualità come dimensione fondamentale dell’identità individuale.
La nuova normativa amplia anche la nozione di “atto sessuale”, che non coincide più con il solo rapporto penetrativo, ma comprende qualsiasi comportamento che abbia natura o finalità sessuale e che violi la libertà della persona. Questo cambiamento permette di riconoscere come violenza molte condotte prima invisibili o sottovalutate, e di dare voce a forme di abuso che non lasciano segni fisici ma incidono profondamente sulla vita delle vittime.
Negli anni successivi, il legislatore ha continuato a rafforzare la tutela, soprattutto nei confronti dei soggetti più vulnerabili: minori, persone con fragilità fisiche o psichiche, donne vittime di violenza domestica. Sono state introdotte nuove fattispecie di reato, aggravanti specifiche e misure cautelari più efficaci. La legge sul femminicidio del 2013 ha rappresentato un ulteriore passo avanti, puntando non solo sulla repressione, ma anche sulla prevenzione e sulla protezione immediata delle vittime.
Eppure, nonostante i progressi normativi, la realtà applicativa mostra ancora molte criticità. Denunciare è difficile, e spesso chi subisce violenza si scontra con stereotipi, pregiudizi e una formazione non sempre adeguata degli operatori. La legge, da sola, non basta: serve un cambiamento culturale profondo, capace di riconoscere la violenza sessuale per ciò che è davvero — una violazione della libertà, della dignità e dell’identità della persona.
Comprendere l’evoluzione della definizione di violenza sessuale significa riconoscere il cammino fatto, ma anche ciò che resta da fare. Significa capire che la tutela non è solo un fatto giuridico, ma un impegno collettivo. E che ogni passo avanti nella legge deve essere accompagnato da un cambiamento nella società, nella formazione, nel linguaggio e nello sguardo con cui guardiamo alle vittime….(continua)
Se ti interessa l’argomento, leggi i prossimi articoli, sull’importanza del consenso e sul profilo psicologico della vittima di violenza sessuale.