QUANDO LA “p” DIVENTA “d” e LA “b” UNA “q”

Giornate di studio “Il CONFINE DEL SE’/IL TEST I.Co.S.”
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D.ssa Caterina Taccone

Se il vostro bambino non vuole andare a scuola, non gli piace leggere, scrive a “zampe di gallina” e scambia le lettere, è distratto e fà di tutto per evitare i compiti non rimproveratelo…forse sta cercando di comunicarvi qualcosa: la sua fatica e la sua difficoltà nell’apprendimento.

I Disturbi Specifici dell’Apprendimento riguardano bambini intelligenti e con normali capacità di socializzare, che non hanno problemi sensoriali (vista, udito) e/o neurologici e che hanno avuto adeguate possibilità di familiarizzare con la lingua scritta.

Tuttavia la comparsa di una difficoltà inattesa, in quanto non preannunciata da alcun segnale premonitore, genera sconcerto negli adulti e frustrazione e disorientamento nel bambino che fino a quel momento non aveva mai ricevuto messaggi di inadeguatezza o di preoccupazione per le sue prestazioni.

Gli adulti, nella loro funzione di insegnanti, genitori o specialisti, spesso, scambiano le difficoltà del bambino per disattenzione, pigrizia, svogliatezza, disimpegno.

I bambini, a loro volta, reagiscono nei modi più disparati: c’è chi si ammala, chi manifesta disturbi somatici al momento di andare a scuola, chi rifiuta testardamente le attività e chi vi si sottrae opponendosi aggressivamente alle richieste. Spesso nella prima fase il bambino è completamente smarrito perché  nemmeno i genitori lo capiscono, anzi pretendono con insistenza maggiore di quella dell’insegnante di fargli svolgere l’attività tanto odiata. Dopo tutti questi sforzi il bambino a scuola non ottiene alcun riconoscimento, anzi, spesso viene accusato di non essersi esercitato. Il bambino, infine, si rassegna e si convince che lui non è capace e non è intelligente come gli altri.

Per questi motivi spesso sono presenti anche manifestazioni psicologiche come ansia da prestazione ed evitamento delle attività, perdita di autostima e la tendenza ad assumere ruoli aggressivi per compensare la difficoltà.

 

I Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA) sono disturbi dello sviluppo che

determinano difficoltà rilevanti nell’acquisizione delle abilità scolastiche (scrittura, lettura e calcolo), cioè di quelle abilità che costituiscono il nucleo principale dell’istruzione, almeno nei primi anni di scolarizzazione.

I DSA riguardano il 3,5-4% circa dei bambini in età scolare e spesso sono altamente associati tra loro: alle difficoltà di lettura (dislessia) possono accompagnarsi problemi ortografici (disortografia e disgrafia) e di calcolo (discalculia).

Inizialmente queste difficoltà venivano addebitate a problemi psicologici del bambino rispetto alla letto-scrittura, le più recenti ricerche scientifiche invece hanno dimostrato che alla loro base esiste una reale difficoltà nell’apprendimento di un processo automatico che richiede, inoltre, velocità e accuratezza. Gli accertamenti specialistici possono chiarire se si tratta di un semplice ritardo di acquisizione o di un disturbo specifico che, in quanto tale, farà sentire i suoi effetti per buona parte o per tutto l’arco della scolarizzazione.

 

I DSA sono disturbi funzionali che derivano da una peculiare architettura neuropsicologica che provoca difficoltà nell’acquisizione e stabilizzazione di alcuni processi di identificazione e di scrittura delle parole e dei numeri.

Questi disturbi sono quasi sempre di natura congenita ed oggi sono note anche le basi genetiche che determinano spesso la familiarità del disturbo. Ad esempio nella dislessia evolutiva la difficoltà sembra essere quella di apprendere il codice scritto a causa di alcune caratteristiche particolari della struttura del sistema nervoso centrale e dei suoi meccanismi di funzionamento, in particolare quelli di integrazione e comunicazione fra le varie aree del cervello coinvolte nell’attività.

I DSA proprio per la loro origine costituzionale tendono a persistere nel tempo.

La rieducazione o l’intervento didattico non possono far scomparire il problema. Pertanto è sbagliato attendersi un repentino miglioramento o una rapida scomparsa delle difficoltà. Ne consegue che chi lavora con un bambino con DSA deve aspettarsi progressi lenti e porsi obiettivi didattici o educativi di lungo termine.

La caratteristica di un bambino dislessico è una lettura stentata e con errori. Dopo faticose esercitazioni sulla stessa pagina sembra che il bambino legga meglio, ma l’indomani ha dimenticato tutto, quindi bisogna ricominciare da capo. La procedura, in sostanza, non riesce a essere automatizzata. Si manifesta, inoltre, un problema nell’apprendimento delle sequenze: i bambini spesso hanno difficoltà a contare in avanti o  indietro, a riordinare in serie i giorni della settimana o i mesi dell’anno, o a tenere a mente le tabelline.

Per questo motivo, operare con i bambini con DSA significa disporsi ad un percorso che richiede un tempo più lungo e prevede la persistenza, anche per lunghissimo tempo degli errori e delle difficoltà.

Ciò che si intende sottolineare è che questi bambini richiedono un programma didattico adeguato alle loro caratteristiche poiché, a causa del loro disturbo, non dispongono delle risorse per adattarsi al metodo standard proposto dall’insegnante e valido per la maggioranza dei bambini, soprattutto nelle prime fasi dell’apprendimento poiché possono apprendere solo a certe condizioni.

 

L’incidenza del disturbo è tale da supporre le difficoltà di apprendimento come concausa nel disagio sociale in adolescenza, nell’abbandono scolastico precoce e anche di certe forme di delinquenza giovanile.

In ogni caso il bambino che nonostante sia dotato di intelligenza nella norma, non riesce nel suo percorso di apprendimento, svilupperà una serie di difficoltà e di vissuti emotivo-relazionali problematici in proporzione a quanto la società, la scuola e la famiglia saranno stati in grado di aiutare, assistere e migliorare le sue difficoltà.

Inoltre è esperienza costante che problemi nel percorso di apprendimento scolastico possono compromettere in modo irreversibile la motivazione allo studio, la percezione del Sé e la dinamica relazionale presente e futura in cui il bambino vive e cresce.

L’evidente complessità del problema che investe aree diverse ma sovrapposte tra loro ha reso necessario il suo riconoscimento nella Legge n. 170/2010 “Nuove Norme in materia di Disturbi Specifici di Apprendimento in Ambito Scolastico”, con la quale si riconoscono le difficoltà dei bambini affetti da DSA e si stabilisce chi e come diagnosticarli, si prevedono attività di prevenzione e momenti di aiuto scolastico, si indica alla scuola il comportamento più adeguato da tenere in sede didattica ed alla sanità quali sono gli obblighi istituzionali da seguire in questi casi.

La legge riprende le indicazioni contenute nella Consensus Conference (2006-2007) la quale afferma che: “La principale caratteristica di definizione di questa “categoria nosografica” (i DSA), è quella della “specificità”, intesa come un disturbo che interessa uno specifico dominio di abilità in modo significativo ma circoscritto, lasciando intatto il funzionamento intellettivo generale.

In questo senso, il principale criterio necessario per stabilire la diagnosi di DSA è quello della “discrepanza” tra abilità nel dominio specifico interessato (deficitaria in rapporto alle attese per l’età e/o la classe frequentata) e l’intelligenza generale (adeguata per l’età cronologica).”

 

Ne deriva che, una volta esclusa una problematica di tipo medico, il primo elemento da valutare è il funzionamento cognitivo del bambino. Il suo profilo di intelligenza è il punto di partenza di una analisi che successivamente deve approfondire le funzioni neuropsicologiche e i singoli aspetti dell’apprendimento, in particolare la memoria, le capacità attentive e di concentrazione e le funzioni e abilità dell’organizzazione  cognitiva.

L’analisi diagnostica, infine, si completa con la necessaria esplorazione dei vissuti emotivo-relazionali e delle dinamiche psicologiche per le esperienze frustranti connesse con il Disturbo Specifico dell’Apprendimento. Tutto ciò deve essere, pertanto, accompagnato da un adeguato supporto psicologico individuale e familiare, quest’ultimi in quanto primari e fondamentali alleati del bambino.

d.ssa Caterina Taccone

Riferimenti utili:

www.aiditalia.org

http://hubmiur.pubblica.istruzione.it/web/istruzione/dsa

http://www.youtube.com/watch?v=9Wb7vS3k2Lc&feature=player_embedded


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