QUANDO CHIEDERE UN AIUTO PSICOLOGICO

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Rivolgersi a uno psicologo/a quando se ne sente il bisogno non è il primo passo ma probabilmente uno degli ultimi dopo un periodo di elaborazione e di sofferenza in cui si pensa, si riflette e finalmente si arriva alla decisione che forse è meglio rivolgersi a uno specialista.

Il processo a volte è lento e a volte dettato dall’urgenza del problema…Questo avviene principalmente perché ogni giorno le nostre azioni sono determinate dalle abitudini e dai condizionamenti culturali dell’ambiente in cui siamo cresciuti, dalle esperienze vissute e dai legami familiari e affettivi.

Spesso la domanda si accompagna a disagi fisici come ad esempio una gastrite o un’aritmia, oppure ad atteggiamenti insoliti e ingestibili dei propri figli o del partner (che all’inizio non sono per niente chiari), altre volte ci si arriva quando sono passati anni di apatia e di angoscia spesi ad aspettare il momento giusto. Si può chiedere aiuto in questo momento, rivolgendosi ad uno specialista per chiarire i propri dubbi: lo psicologo può essere colui che ha delle informazioni e conoscenze utili per il nostro star bene, per sanare le ferite, i traumi e le delusioni, per aiutarci a scoprire ed utilizzare le risorse che sono dentro di noi, a non sottovalutare il dramma individuale che ogni evento doloroso comporta. Spesso sono i pregiudizi o la cattiva informazione che bloccano, come quando si attribuisce l’origine del dolore a difetti genetici rendendolo non risolvibile, o all’idea che i farmaci e le psicoterapie in genere creino un dipendenza intollerabile o chi ritiene che il problema sia solo degli altri. Decidere di chiedere un aiuto psicologico diventa la possibilità di darsi un’alternativa per cercare di risolvere uno stato di sofferenza, con il bisogno di fidarsi di qualcuno di cui non sappiamo nulla ma che vuole sapere tutto di  noi.

La nostra esistenza, si sa, è fatta anche di eventi dolorosi e difficili ma per questo non diventiamo tutti “anormali” o  malati. La sofferenza diventa patologica quando non viene utilizzata per cambiare e la capacità di cambiare è il miglior indice di buona salute, e si misura in due modi: cercando di raggiungere in maniera diversa i propri obiettivi quando sono ostacolati, oppure rinunciandovi. Probabilmente c’è qualcosa che non funziona se col tempo ci ostiniamo a desiderare ciò che non si riesce ad ottenere se non pagando un costo emotivo troppo alto. Capire e comprendere in che modo i propri stati d’animo sono collegati a situazioni che si stanno vivendo  è fondamentale per sciogliere i nodi che imprigionano le proprie potenzialità ed il proprio benessere favorendo così il recupero e lo sviluppo delle risorse personali. Viene così smentito il luogo comune che solo chi impazzisce va dallo psicologo e, anzi, proprio chi non vuole “impazzire”, dopo aver superato mille dubbi, alla fine ci riesce a farsi aiutare, e quando accade, è già a metà dell’opera!

 


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