PSICOWORKING: il “coworking” psicologico sul web

La violenza domestica
14 Marzo 2019

La nostra idea si ispira al coworking ed è quella di partire dalla psicologia e far ruotare intorno ad essa, tipologie di professioni diverse da questa disciplina, solo apparentemente distanti da essa: farle lavorare nello stesso “spazio di azione”, nel nostro caso, non uno spazio fisico, ma uno spazio virtuale: lo spazio web del sito Psicoworking.

Ora il sito ha anche una nuova veste più accattivante, un sistema più intuitivo ed efficiente nella navigazione: è più ricco di contenuti utili agli utenti e di occasioni interessanti per i colleghi professionisti che vogliano unirsi alla rete. VISITA PSICOWORKING!

Il coworking è una modalità di lavoro che  si sta diffondendo sempre di più nel mondo e che sostanzialmente consiste nella condivisione, da parte di lavoratori di campi e discipline diverse, dello stesso spazio fisico di lavoro e di alcuni  valori comuni come la collaborazione, la disponibilità e la condivisione del proprio sapere.

Tipicamente, nasce dall’esigenza di alcuni professionisti di lavorare in maniera indipendente, ma di riconoscere nel lavoro svolto in “modo sociale”, un valore aggiunto. Questo spirito cooperativistico, crea delle sinergie provenienti dal confronto e dallo scambio con altri professionisti che operano con le loro competenze, nello stesso luogo fisico.

Le prime iniziative di coworking assomigliavano di più a cooperative, specie per la loro attenzione al concetto di comunità,piuttosto che a tipiche iniziative commerciali.Oggi i principali promotori del coworking sono le Start Up (aziende promotrici di iniziativa d’impresa per le nuove idee con particolare vocazione multimediale), ma l’idea di lavorare insieme in un unico spazio, ognuno seguendo le proprie attività, è frutto di un sentore sempre più diffuso, soprattutto tra le professioni creative, di concepire il lavoro in modo orizzontale ovvero lontano dai concetti gerarchicamente piramidali.

Bernie Dekoven, noto game designer americano, scrittore ed esperto di Teoria del Gioco è il creatore del CoWorking Institute, www.coworking.com, ed è colui che nel 1999 ha definito il CoWorking come l’arte della collaborazione online o meglio del  “lavorare insieme in modo eguale”.

Il movimento creato da Dekoven è molto di più di una condivisione di spazi, ha a che fare con la collaborazione tra menti creative, capaci di lavorare in modo produttivo ed ugualitario. Nessun tipo di rivalità, nessuna competizione, nessun sgambetto tra colleghi per ricevere le attenzioni del capo, niente raccomandazioni, niente di tutto questo, visto che il coworking è l’antitesi del lavoro in azienda. I progetti si sviluppano per affinità, non c’è una decisione dall’alto, anche perché non esiste nessun capo, e la cooperazione ha come prerogativa la meritocrazia, concetto spesso sconosciuto nelle realtà lavorative italiane.

Soprattutto chi fa un lavoro creativo sa bene come l’interazione tra realtà complementari sia spesso una condizione indispensabile per la concretizzazione di progetti.

Grazie alle nuove tecnologie il lavoro sta cambiando, aumentano in modo esponenziale le persone che decidono di crearsi una propria attività e uscire dalla staticità che il lavoro in grosse aziende spesso comporta. Se prima i costi per intraprendere un business proprio erano proibitivi per molti, ora grazie ai servizi che la rete ci offre e a idee come il CoWorking, fare impresa è molto più alla portata di tutte le tasche. L’importante è avere delle buone intuizioni, molta professionalità e una mente libera dai limiti che una visione verticale del lavoro comporta.

La nostra idea ispirata dal coworking, è quella di partire dalla psicologia e far ruotare intorno ad essa, tipologie di professioni vicine, ma se apparentemente distanti, a questa disciplina: farle lavorare nello stesso “spazio di azione”, non uno spazio fisico stavolta, ma uno spazio virtuale: lo spazio web del sito Psicoworking.

Ci sembra che in questo spazio di cooperazione:

i professionisti che qui si presentano, possano conoscersi tra loro, misurare le reciproche competenze, scegliersi per le specifiche peculiarità o specialità, propiziare le sinergie per aumentare la qualità e la varietà dei servizi offerti alla propria utenza (siano essi quelli di uno studio professionale, una piccola azienda, una  organizzazione), rispetto a quello che avrebbero potuto fare da soli,

gli utenti possono accedere ad una rete professionale, già strutturata e ridurre lo spaesamento e la difficoltà di coordinare figure diverse, a partire da quelle psicologiche, con quelle mediche e sanitarie in genere ma anche legali, tecniche, e perché no…commerciali.

Ci guida l’idea che tutto sia psicologico, ogni gesto e atto, scelta o decisione, anche pratica della vita quotidiana, che spesso noi psicologi ci troviamo a lavorare sul confine di campi come la formazione, la medicina, la legislazione, la cultura, l’arte, l’alimentazione, la letteratura e quant’altro. Il che ci porta a dovere/volere incrociare nel nostro percorso (e nel percorso dei nostri pazienti), campi e contesti tipici delle discipline mediche, legali, artistiche, educative… Perché non favorire allora questo “incrocio”, con medici, avvocati, educatori, artisti che condividano con noi la necessità della integrazione e la convinzione che essa sia l’ unica strada per restituire alle persone la loro interezza e promuoverne la loro salute, davvero!

di Alessandra D’Ippolito psicologa – psicoterapeuta


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