Rientro in … movimento

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Rientrare dalle vacanze alla routine della vita quotidiana è spesso fonte di stress. I ritmi sonno-veglia si diversificano molto da quelli a cui ci eravamo abituati nelle settimane di vacanza e lo stesso può succedere per i ritmi alimentari, adattati alle giornate in spiaggia o alle scarpinate in montagna. Per rispettare di più i primi, meglio rientrare un giorno prima e creare un tempo di “decompressione” prima di ributtarci negli orari lavorativi.  Inoltre, può aiutare la prospettiva di una domenica all’aperto, in un parco cittadino, o una mezza giornata in piscina, se il tempo lo consente, per non abbandonare del tutto l’idea di libertà, anche psicofisica, sperimentata in vacanza.

Diversamente può capitare che la vacanza sia stata un momento di “disinibizione” dai vincoli delle regole nutrizionale a cui abitualmente ci sottoponiamo e l’estate abbia aggiunto qualche centimetro al nostro giro-vita, per la troppa indulgenza verso gelati o leccornie varie. Ricordiamoci più spesso di frutta e verdura nella lista della spesa… la troveremo più facilmente nel nostro frigo alla sera, al momento in cui rientriamo, probabilmente, affamatissimi!!!

L’attività motoria, che nella bella stagione, tende ad essere potenziata, con i primi freddi e soprattutto la pioggia, diventa più difficile da praticare. Tutto questo rende l’avvicinarsi della stagione autunnale un momento potenzialmente critico, se non affrontato con le opportune risorse. Pensate che uno studio recente, pubblicato da JAMA (Journal of American Medical Association), rileva fortissime correlazioni tra la pratica di attività fisica regolare e non eccessiva (cioè non agonistica) e la minor probabilità di contrarre ben 26 tipi di cancro (13 in maniera più incisiva).

Chi ha detto che la fine delle vacanze debba corrispondere per forza alla fine del tempo da dedicare a sé ed al proprio benessere?

Tutti noi dobbiamo fare un tragitto per andare al lavoro e nessuno ci impone di farlo sempre nello stesso modo… Scendere dall’autobus una fermata prima, potrebbe farci fare due passi in più e magari darci l’opportunità di guardare qualche vetrina, forse quella di una agenzia di viaggi, per cominciare a progettare una prossima vacanza.

Uscire 5 minuti prima da casa, potrebbe farci fare un giro a piedi prima di imbarcarci nel solito tran tran del traffico mattutino e scaricare un po’ di tensione prima di entrare in ufficio.

Salutiamo le persone che incontriamo tutti i giorni, anche se non le conosciamo di persona: potrebbe nascere una amicizia “non virtuale” oppure una simpatia.

Quando c’è il sole, nella pausa pranzo, non rimaniamo nella nostra stanza, cerchiamo di uscire e di cambiare, per qualche minuto, lo scenario visivo intorno a noi (è un buon allenamento per gli occhi che lavorano molto davanti agli schemi del computer) e cerchiamo di convincere il nostro collega a venire con noi: si instaurerà una buona abitudine che potrete sostenere a vicenda.

Se le ore di luce si riducono, impariamo a svegliarci qualche minuto prima, stiracchiamoci bene, facendo qualche semplice movimento di stretching e dedichiamo un tempo giusto ad una sana colazione (meglio se a base di cereali o frutta), scegliamo la musica che  preferiamo o la stazione radiofonica che manda un programma di intrattenimento, prima di tuffarci nelle notizie dei tg, magari economici!

Programmiamo almeno una volta alla settimana, un incontro con un amico, o  una uscita in gruppo o con tutta la famiglia, fosse anche solo per prendere un caffè, un tè o una tisana: l’interruzione delle occasioni sociali, molto più facile in vacanza, spesso mortifica il nostro umore.

Facciamo pure la spesa, ma con la lista alla mano, e spendiamo qualche minuto per camminare in cerca del nostro negozio preferito, invece di arrivare sempre in auto, davanti ad un supermercato della grande distribuzione.

Mantenerci “in movimento” può non essere infatti solo una condizione fisica, ma anche e soprattutto psicologica: in questo senso, essere flessibili in modo sano, significa per lo più, sentirsi in grado di trovare soluzioni, promuovere un movimento psicofisiologico, progettuale, emozionale e relazionale che ci sottrae ad una sedentarietà a volte deprimente, se non vissuta come giusta pausa dopo un lavoro o un impegno, meglio se fruttuoso.

Chiediamoci più spesso perché facciamo le cose e se le stiamo facendo nel modo che più ci corrisponde: nella risposta potrebbe esserci un margine di miglioramento per il nostro benessere oppure una occasione di soddisfazione che non avevamo colto prima…

Buon rientro a tutti da Psicoworking!

 

 


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