L’intestino, il nostro secondo cervello

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Il microbiota intestinale (chiamato anche “flora batterica intestinale”) costituisce l’insieme dei microrganismi che si trovano nel tubo digerente. E’ sorprendente sapere che rappresenta l’ecosistema più concentrato dell’essere umano, di fatto le cellule batteriche contenute nell’intestino di un individuo sono circa 1-2 Kg del nostro peso!. Il numero di geni totale del microbiota è stimato essere 100 volte il numero di geni del genoma umano, per tale motivo è stato definito dalla rivista Science il nostro alter-genoma. Alcuni ceppi di questa complessa popolazione batterica sono condivisi da tutta l’umanità, in piccole porzioni tuttavia essa differisce tra le diverse etnie, anche a causa di stili alimentari e di un corredo genetico differenti, e da individuo ad individuo. Non tutti i batteri del microbiota, tuttavia, hanno azioni benefiche, alcuni batteri producono metaboliti tossici o cancerogeni.

Le ricerche effettuate, prevalentemente sui modelli animali, e anche quelle più esigue condotte sugli esseri umani, concordano nel ritenere che la composizione del microbiota intestinale determini lo stato di salute dell’individuo e  la funzionalità del tratto gastro intestinale

Quali sono le principali funzioni del microbiota intestinale?

Perché l’intestino viene denominato il nostro secondo cervello?

Quali sono le principali funzioni del microbiota intestinale? I piccoli microorganismi, oltre a regolare la motilità intestinale e a costituire una barriera contro la proliferazione dei batteri patogeni che ci attaccano dall’esterno, esercitano un insieme di altre funzioni meno conosciute. Essi regolano la maturazione del sistema immunitario, servono alla produzione di vitamine (ad esempio acido folico, vit. K) e rivestono un ruolo fondamentale per compensare quelle funzioni che l’uomo non sarebbe capace di esplicare in modo differente, per assenza di un adeguato corredo genetico (come ad esempio la degradazione e l’assimilazione di alcune sostanze che introduciamo attraverso l’alimentazione).

Perché l’intestino viene denominato il nostro secondo cervello? Gli studi condotti in quest’ambito sono recenti,  vantano solo vent’anni di ricerca, tuttavia appaiono molto promettenti, basti pensare alle ricerche che negli ultimi anni si stanno effettuando proprio in questo campo.

Lasse intestino-cervello  costituisce un sistema di comunicazione bidirezionale complesso, ciò significa che il nostro sistema nervoso centrale regola alcune funzioni intestinali ma è anche vero il contrario. Questo dialogo bidirezionale non solo garantisce il corretto mantenimento dell’omeostasi gastrointestinale e regola la sensazione di sazietà dell’individuo, ma può avere molteplici effetti sulle emozioni, sulla motivazione e sulle funzioni cognitive superiori.  Quest’ultimo punto appare per la ricerca il più innovativo, si è infatti evidenziato che questo asse, chiamato con l’acronimo GBA (Gut-Brain Axis) collega i centri emozionali e cognitivi del cervello con funzioni intestinali periferiche e meccanismi come l’attivazione immunitaria, la permeabilità intestinale, la segnalazione entero-endocrina, etc.

I meccanismi alla base delle comunicazioni GBA coinvolgono mediatori neuro-immuno-endocrini. Questa rete di comunicazione bidirezionale comprende il sistema nervoso centrale (CNS),  il cervello e il midollo spinale, il sistema nervoso autonomo (ANS), il sistema nervoso enterico (ENS) e l’asse ipotalamo ipofisi surrene (HPA).

Diversi studi stanno evidenziando l’importanza del microbiota in una serie di disturbi del sistema nervoso centrale, evidenziando come vi sia un’ associazione con disturbi ansiosi, depressivi, autismo, etc.

Alcune prove empiriche di questa comunicazione bidirezionale le possiamo riscontrare da alcuni esperimenti ad esempio si è visto che dopo 3 giorni dal trauma cranico collassa la membrana intestinale e di converso la quantità di ulcere causate da alcol appaiono essere dose dipendente rispetto alla quantità di agente epilettogeno iniettato direttamente nel cervello. In generale, i risultati dei diversi esperimenti condotti sugli animali  convergono nell’indicare che le risposte comportamentali sono alterate quando viene manipolata la composizione batterica dell’intestino.

Un microbiota alterato (disbiosi)  determina delle alterazioni che non si limitano all’intestino ma vanno ad interferire anche, per fare un esempio, con il sistema nervoso.

Alcuni esperimenti condotti su modelli animali indicano che il trattamento con probiotici riduce i comportamenti simil-ansiosi e simil-depressivi nei topi di laboratorio (i cosiddetti topi Germ Free, quei topi che hanno il tratto gastrointestinale sterile e che ci consentono pertanto di verificare direttamente l’impatto del microbiota sul sistema nervoso centrale, sul sistema immunitario, etc)

In modelli animali, il trattamento con alcuni ceppi particolari di probiotici influenza i comportamenti simil-ansiosi e simil depressivi, favorendo una diminuzione degli stessi.

Nei pochi studi esistenti sugli esseri umani si è evidenziato come i probiotici esercitano una azione antidepressiva e ansiolitica simile a quella osservata nei modelli animali. Sulla base di tali prove scientifiche Logan e Katzman (2005) hanno coniato il termine Psicobiotico per indicare un organismo vivo che se ingerito in quantità adeguata produce effetti benefici sulla salute mentale di pazienti affetti da malattia psichiatrica.

In un futuro recente quindi alcune malattie psichiatriche potrebbero essere controllate attraverso farmaci che contengono probiotici.

Tutto ciò dovrebbe comunque farci riflettere sulla complessità del nostro organismo. Il tutto è qualcosa di più della semplice somma delle singole parti, affermavano i teorici della Gestalt. Quindi, per analogia, il nostro corpo è qualcosa di più di un sistema nervoso centrale, di un sistema periferico, di un insieme di organi. Se non leggiamo la complessa comunicazione tra le diverse parti del nostro corpo rischiamo di parcellizzare eccessivamente le sue funzioni senza riuscire a leggere e gestire, invece, la complessità.


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